A Pennisi si è svolta l’annuale Festa della Pace dell’Azione Cattolica. Un appuntamento che ha riunito ACRini, educatori giovani e adulti, famiglie, in una mattinata intensa di condivisione, riflessione e gioia.
“C’eravamo proprio tutti!” In un tempo prezioso non solo per riscoprire la bellezza dell’associazione, ma soprattutto per rinnovare l’impegno a essere voce di pace in un mondo segnato da conflitti e fragilità. Come una grande famiglia unita da un obiettivo: dire a tutti in modo serio e gioioso che la pace è possibile sempre, ovunque e per ciascuno.

Il percorso proposto quest’anno dall’Azione Cattolica nazionale si ispira al Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace. “La Pace sia con voi: verso una pace disarmata e disarmante”. Un invito forte a costruire una pace che non si fondi sulla paura, sulle minacce o sugli armamenti, ma sulla fiducia, sull’empatia e sulla capacità di sciogliere i conflitti attraverso l’incontro.
L’ambientazione scelta per accompagnare il cammino dell’ACR – la Stazione Spaziale Internazionale – ha offerto una suggestiva chiave di lettura. Guardata “dall’alto”, la Terra non mostra confini né divisioni: mari e terre si intrecciano, abitati da un’unica grande famiglia umana.
È lo sguardo che l’Azione Cattolica invita ad assumere: capace di superare barriere e riconoscere che la pace non è un’utopia lontana, ma un orizzonte possibile.
Con lo slogan “Terra in Pace”, la festa ha sottolineato che ogni uomo e ogni donna sono chiamati a sentirsi parte di una comunità universale. In questo spirito si inserisce anche il sostegno concreto ai progetti promossi dalla Custodia della Terra Santa, in particolare “Educare: strada per la pace” e “Una carezza per la Terra Santa”. Segni tangibili di vicinanza a chi vive quotidianamente le ferite dei conflitti.
Festa della Pace / Una girandola colorata per i più piccoli
I piccolissimi hanno contribuito alla festa realizzando una colorata “girandola della pace”. Un semplice lavoretto che è diventato simbolo di partecipazione attiva: durante la marcia, le girandole hanno sventolato fieramente. Segno che anche i più piccoli possono far sentire la propria voce e offrire un contributo prezioso alla costruzione della pace.
Il gruppo dei 6-8 anni: “Conquistiamo la Pace”
Per i bambini della fascia 6-8 anni, l’attività dal titolo “Conquistiamo la Pace” ha unito gioco e formazione. Divisi in squadre, i piccoli hanno affrontato diverse prove per “conquistare” simbolicamente un continente alla volta.
Ogni continente era legato alla figura di un grande testimone di pace – come Madre Teresa di Calcutta, Nelson Mandela e Martin Luther King. Attraverso loro i bambini hanno scoperto che la pace si costruisce con gesti concreti di solidarietà, coraggio e amore. Divertimento e collaborazione sono stati il filo conduttore di un’esperienza che ha lasciato nei piccoli partecipanti un messaggio chiaro: ciascuno può fare la differenza.
Il gruppo dei 9-11anni: “Oltre i confini”
I ragazzi della fascia 9-11 anni hanno vissuto l’attività “Oltre i confini”. Un percorso pensato per maturare consapevolezza sulle problematiche del mondo e sulle possibili soluzioni.
Divisi in cinque sottogruppi, uno per ogni continente, hanno affrontato sfide simboliche: adattarsi a spazi ristretti, mantenere l’equilibrio tra interferenze, superare ostacoli. Situazioni che richiamano dinamiche reali di conflitto, difficoltà e convivenza.
Al termine, riuniti attorno a una grande mappa del globo, i ragazzi hanno condiviso riflessioni e idee concrete su come aiutare chi vive lontano. Riconoscendo che, anche a chilometri di distanza, siamo tutti responsabili gli uni degli altri. Il messaggio finale è stato chiaro: abitiamo un’unica casa e tutti meritiamo una Terra in Pace.
Il gruppo dei 12-14 anni: Quando la “battaglia navale” diventa lezione di speranza
Originale e profonda l’esperienza vissuta dal gruppo 12-14 anni, che ha reinterpretato un gioco conosciuto da tutti: la battaglia navale. Questa volta, però, non si trattava di “affondare” le navi, ma di colpire gli spazi vuoti per riempirli. Ogni spazio conquistato permetteva di colorare una parte di un grande planisfero segnato da confini. Il colore, simbolo di pace e bontà, andava progressivamente a coprire le linee di separazione, fino quasi a farle scomparire.
Un gesto semplice ma ricco di significato: riempire un vuoto con la pace può abbattere muri che dividono famiglie, comunità e nazioni.
Sotto gli occhi dei ragazzi prendeva forma un mondo in cui i confini si dissolvevano, lasciando spazio all’incontro.
Festa della Pace / Il laboratorio degli adulti
Ciascuno può e deve essere un operatore di pace con le proprie mani, il proprio cuore e la propria intelligenza. Gandhi scriveva che “la Verità è la prima cosa da ricercare, dopodiché la Bellezza, la Bontà e la Pace si aggiungeranno da sole”. Il rapporto Bellezza/Pace ha guidato il laboratorio degli adulti.
Il gruppo “Il suono dell’accoglienza” dei ragazzi della comunità di Linera “Papa Giovanni XXIII” – fondata da don Oreste Benzi – ha coinvolto i presenti, manifestando come l’inclusività, attraverso la musica, il canto e la poesia, costituisca un gesto concreto di pace che produce bellezza nell’armonia.
Le canzoni proposte erano tutte sul tema della pace, e la scelta degli strumenti, costruiti col legno dei barconi dei migranti, ha offerto un valore aggiunto alla testimonianza di questi ragazzi che, con la gioia che sprizzava da tutti i pori, hanno mostrato come ciascuno di loro abbia messo tutte le sue capacità e il suo impegno per il raggiungimento dell’armonia comune.

L’esperienza di chi si occupa concretamente di una famiglia del Sudan arrivata in diocesi attraverso i “corridoi umanitari”, ha espresso chiaramente quanto sia bello e gioioso ridare sorriso e dignità a persone che hanno vissuto in paesi in cui la pace sembra un’utopia mai raggiungibile. Attraverso una intervista fatta a tre membri del gruppo operativo provenienti da realtà diverse, compresa la nostra associazione, abbiamo capito la bellezza di creare una rete per raggiungere lo stesso scopo. E ciò ha consentito di approfondire relazioni di amicizia, provare a servire i fratelli mettendosi nei panni degli altri per accogliersi vicendevolmente.
La Pace si intreccia con la Speranza

La riflessione sul messaggio di Sua Santità Leone XIV per la 59esima Giornata della Pace, ha condotto i presenti a considerare come la Pace sia il primo dono del Risorto, da trafficare come un talento. Ma la Pace disarmata e disarmante si intreccia con la Speranza: la Pace è possibile per tutto il mondo, per gli uomini e le donne di ogni religione che vogliono fare della propria vita un capolavoro.
Infine, un cortometraggio animato ha evidenziato come l’armonia nasca dall’ascolto reciproco e dal mettere in comune i propri doni e talenti: la contrapposizione porta all’inimicizia e alla lotta. La collaborazione con l’altro porta al raggiungimento degli obiettivi comuni.
Marcia per la Pace
Prima della celebrazione eucaristica, bambini, ragazzi, educatori e famiglie hanno dato vita alla marcia per la pace lungo le vie del paese.
Un momento intenso e carico di significato: i partecipanti hanno sfilato portando cartelloni e striscioni realizzati durante gli incontri, ricchi di colori, disegni e messaggi di fraternità.
Le girandole dei più piccoli giravano al vento, mentre canti e slogan riempivano le strade, trasformando la marcia in una testimonianza pubblica di Speranza.
Al termine della marcia, la comunità si è riunita per la Santa Messa – cuore e compimento dell’intera giornata – presieduta da don Rosario Di Bartolo, assistente diocesano ACR, e concelebrata dal parroco della parrocchia, don Fernandes Samson Socorro, e da don Rosario Pappalardo, direttore dell’Istituto diocesano di Teologia S. Agostino.
Custodire la Terra, costruire la Pace
Guardare un planisfero significa spesso accettare confini come fossero naturali. Eppure quelle linee non si vedono nella realtà: sono frutto di decisioni, paure, interessi. Lo stesso accade nella vita quotidiana, quando costruiamo confini fisici, culturali o emotivi per difenderci.
La riflessione proposta anche al gruppo adulti ha toccato proprio questo punto: quali confini – visibili o invisibili – manteniamo ancora nelle nostre vite, nelle comunità e nella Chiesa? E quale gesto concreto possiamo compiere per trasformarli in spazi di incontro?
Custodire la Terra significa riconoscersi non padroni ma responsabili. Comprendere che relazioni, ambiente e comunità crescono solo quando smettiamo di difendere il nostro “territorio” e iniziamo a prendercene cura insieme. La pace, allora, non è semplice assenza di conflitto, ma scelta quotidiana di non trasformare le differenze in muri.
La Festa della Pace di Pennisi si è conclusa con questa consapevolezza: siamo tutti parte di una missione che non ha confini. E ciascuno, con il proprio piccolo gesto, può contribuire a costruire una Terra in Pace.
Ciascuno di noi si senta chiamato a rimboccarsi le maniche e a essere un umile e costante operatore di pace e un custode di bellezza negli ambienti in cui vive.
A cura dell’AC diocesana

