Rassegna stampa visita Presidente nazionale
19 Ottobre 2025
Corridoi Umanitari – Un Nuovo Inizio: Siamo Pronti ad Accogliere!
17 Novembre 2025

“Terra degli uomini” – Campo Diocesano Educatori ACR 2025

Il 18 e 19 ottobre, presso il Seminario Estivo Santa Maria Ammalati di Acireale, si è svolto il Campo Diocesano Educatori ACR, dal titolo “Terra degli uomini”, ispirato all’omonima canzone di Jovanotti.
Un brano che è diventato filo conduttore e chiave di lettura per due giornate intense di riflessione, confronto e condivisione, dedicate alla crescita personale e comunitaria degli educatori di tutta la diocesi.

Sabato – “Abitare la Terra degli uomini”

Dopo i saluti iniziali, il campo è entrato subito nel vivo con l’introduzione al tema centrale:
Ma perché “Terra degli uomini”? Cosa significa?

La canzone di Jovanotti racconta la forza, la speranza e la bellezza dello stare insieme. È un inno alla vita e alla capacità dell’uomo di creare legami, di riconoscersi parte di qualcosa di più grande: una comunità umana fatta di relazioni, emozioni e sogni condivisi.
Nel brano emerge con forza anche la dimensione cosmica: pur essendo piccoli nell’universo, ciascuno di noi possiede un valore unico e irripetibile. La grandezza, ci ricorda Jovanotti, non sta nelle dimensioni, ma nella profondità con cui viviamo e amiamo.

Allo stesso tempo, il testo ci mette in guardia dal rischio di correre dietro a ciò che è lontano dimenticando ciò che è vicino: le persone, i luoghi, i sentimenti, perfino noi stessi. “La Terra degli uomini” ci invita a riscoprire la bellezza del quotidiano e a mantenere il contatto con la nostra umanità — a guardare il cielo, sì, ma senza perdere la connessione con la terra e con le nostre radici.

“Come mi vedo come educatore?”

Il primo momento laboratoriale ha invitato i partecipanti a plasmarsi, a interrogarsi su come si percepiscono nel proprio ruolo di educatori, richiamando il passo della Genesi, dove Dio plasma l’uomo con le Sue mani.
Dopo un momento di confronto, gli educatori si sono divisi in due gruppi di lavoro: Basic e Advance, ciascuno guidato da un simbolo e da una riflessione differente.


Gruppo Basic – “Riprogrammare i semafori”

Il gruppo Basic ha preso spunto da una frase significativa della canzone:

“Son sempre i migliori che partono
Ci lasciano senza istruzioni
A riprogrammare i semafori
In cerca di sante ragioni.”

Partendo da questa immagine, i partecipanti si sono confrontati attraverso un grande foglio con un semaforo disegnato e cerchi colorati di cartoncino — rosso, giallo e verde — con cui esprimere come si percepiscono nel proprio cammino educativo.

  • Verde: per chi si sente pronto, sereno e consapevole del proprio ruolo.
  • Giallo: per chi vive incertezza o timore di non aver dato il massimo.
  • Rosso: per chi si sente smarrito o avrebbe voluto più sostegno dai più grandi.

Da qui è nata una riflessione profonda sul “riprogrammare i semafori”: quando i più grandi “partono”, i nuovi educatori devono trovare la propria direzione, diventando essi stessi guida per altri.
Essere educatori, allora, significa accettare la continua alternanza tra rosso, giallo e verde — momenti di slancio, di dubbio, di sosta — perché la crescita passa anche attraverso il cambiamento.
Come nella vita, anche nell’essere educatori, è bello mutare ed essere sempre diversi.


Gruppo Advance – “Guardare il mondo da una finestra”

Il gruppo Advance, invece, ha riflettuto sul tema dello sguardo“Come guardo la Terra degli uomini? E da dove?”
La risposta simbolica è arrivata con la finestra — quel punto in cui il mondo esterno incontra lo spazio interiore.

La finestra: significati e riflessioni

  • Antropologico: la finestra è apertura, memoria, respiro; ci invita a fermarci per dare senso al nostro cammino.
  • Biblico: da Noè che apre l’arca alla colomba, fino agli apostoli nel cenacolo, la finestra è segno di rinnovamento, speranza e incontro con Dio.
  • Educativo-spirituale: guardare attraverso una finestra significa aprirsi al mondo, alle sue gioie e ferite, educandosi alla convivialità delle differenze e alla solidarietà.

Gli educatori hanno poi ricevuto una sagoma di finestra su cui riflettere e scrivere cosa significa per loro “aprire la finestra”: respirare aria nuova, affrontare la stanchezza, ritrovare speranza o riconoscere la bellezza della propria comunità.


Veglia di preghiera – “Il deserto è bello”

La serata è proseguita con una suggestiva veglia di preghiera, guidata dalle parole del Piccolo Principe:

“Ciò che abbellisce il deserto è che nasconde un pozzo in qualche luogo.”

Un momento di silenzio e ascolto, per riscoprire la presenza di Dio come “pozzo nel deserto” della nostra vita frenetica.
Nella Terra degli uomini, spesso rumorosa e distratta, c’è bisogno di lasciarsi plasmare dal Suo amore, per ritrovare il senso del nostro essere educatori e testimoni di speranza.

La serata si è poi conclusa con un gioco a tema “spazio”, a ricordare che anche nello stare insieme e nel divertimento si costruisce fraternità.


Domenica – “Ascoltare le fragilità”

La seconda giornata ha visto la partecipazione di Ninni Salerno, psichiatra e figura di riferimento per l’Azione Cattolica a livello diocesano, regionale e nazionale.
Con lui, gli educatori si sono interrogati su come entrare in contatto con le fragilità dei ragazzi, soprattutto in un tempo in cui ansie, insicurezze e disagi emergono sempre più precocemente.

Oggi, anche i bambini più piccoli vivono la pressione di dover essere all’altezza delle aspettative — a scuola, nello sport, sui social.
Da qui è nata una riflessione profonda sull’importanza di ascoltare, di esserci, di costruire relazioni autentiche e non solo “attività ben fatte”.

Essere educatori ACR significa, infatti, farsi prossimi: interessarsi davvero dei ragazzi, delle loro vite, delle loro paure e dei loro sogni. Solo così si diventa segni concreti di speranza, testimoni dell’amore gratuito di Dio.


Una conclusione condivisa

Il campo si è concluso con un pranzo fraterno e un grande senso di gratitudine.
Due giorni intensi che hanno ricordato a ciascuno che la “Terra degli uomini” non è un luogo perfetto, ma uno spazio da abitare con fede, creatività e cuore aperto.
Essere educatori significa continuare a riprogrammare i semafori e aprire finestre, lasciando che il cielo entri nella nostra quotidianità.

Perché, come ci ricorda la canzone di Jovanotti,

“La Terra degli uomini è la nostra casa,
e siamo noi a darle vita, luce e speranza.”

Pubblicato il 13 Novembre 2025