“A scuola di futuro. Guardare indietro per puntare avanti” è stato il tema delle due giornate di formazione degli Adulti dell’Azione Cattolica di Acireale, tenutesi nella Casa San Tommaso di Linguaglossa.
Presenti, oltre ai responsabili unitari dell’AC diocesana, e all’equipe del Settore adulti, circa 40 partecipanti, provenienti da diverse parrocchie della diocesi. Presente, nella giornata di domenica, anche mons. Agostino Russo, vicario generale della diocesi di Acireale.
Attraverso la memoria del passato Dio educa il suo popolo
Il pomeriggio del sabato è stato maggiormente dedicato a un momento di spiritualità. Partendo da Dt. 8, 2-10, Don Giuseppe Garozzo, assistente diocesano del settore adulti ha introdotto la riflessione sottolineando come il futuro si costruisca, guardando al passato, non per rimpiangerlo, ma per farne “memoria”. Nel lessico biblico “memoria” è infatti al tempo stesso pedagogia, memoriale, celebrazione. Attraverso la memoria del passato Dio educa il suo popolo: “Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto fare in questi anni”. Egli fa memoriale rendendo presente la storia passata per proiettarla nel futuro; ne fa infine celebrazione nella misura in cui il ricordo è scuola, attualità e promessa.

È seguito, attraverso i laboratori, un momento di necessaria risonanza e condivisione delle suggestioni offerte dall’Assistente.
La relazione di don Paglia
Particolarmente interessante domenica mattina la relazione sul tema di don Davide Paglia, della diocesi di Caltagirone, e assistente regionale del settore adulti di AC. L’intervento è partito dalla dialettica passato/futuro all’interno della quale i credenti si presentano spesso nostalgici di passato ma non di futuro. È certamente più facile muoversi da un passato che costituisce il fondamento che siamo, che essere nostalgici di un futuro che sconosciamo: tuttavia questo approccio titubante nei confronti di quelle che ha da venire sarebbe al contrario entusiastico slancio se ci “fidassimo” del fatto che la promessa del Vangelo non prende radici dal passato ma si radica sul futuro. Diversamente da un reperto archeologico da musealizzare, la persona di Cristo è invece presente e viva e ci ricorda di un futuro che è già stato, si è già avverato e continuerà a farlo, come sperimentiamo ogni anno nelle solennità del Natale e soprattutto della Pasqua.

Papa Francesco definisce la tendenza del Cristiano a guardare sempre indietro come “Indietrismo”, atteggiamento che Zygmunt Bauman esplora approfonditamente nel suo saggio “Retrotopia”. Il filosofo sostiene infatti che, vivendo in una realtà liquida, si fa fatica a vivere un presente così privo di punti di riferimento stabili, quindi diventa quasi necessario, per “fissare” la propria identità, guardare costantemente a quello che è già stato come chi, guidando la macchina, guarda avanti ma controlla continuamente lo specchietto retrovisore. Andiamo avanti ma guardiamo sempre indietro. In un contesto così scivoloso, in cui niente sembra più inamovibile, come si fa a diventare Chiesa che non lasci sopraffare dalla nostalgia del passato, ma sappia lanciarsi verso il fascino del futuro? – si chiede don Davide nel suo intervento. La risposta è che il tempo della Chiesa è sicuramente l’avvenire, il futuro. È “il dopo che illumina il prima”. Il futuro non deve essere la proiezione dei dati che condividiamo e viviamo, ma una storia che ci deve sorprendere con il nuovo. Il futuro per i cristiani è l’Avvento; è Cristo che viene incontro alla storia che ci interpella; è un futuro che non conosciamo ma che, essendo la volontà di Dio, ci deve sorprendere. Visto così il futuro ci sconvolge e ci invita a capovolgere lo stesso concetto di Chiesa, non funzione della fede ma “unzione” della fede, animata da quella “sana inquietudine” che significa ricerca costante, apertura alle ferite dell’uomo, attitudine all’ascolto e all’accoglienza, ansia di abbracciare la storia attendendo ciò che viene, alla luce della certezza di una promessa che sempre si rinnova.

La riflessione di don Barbarino
Nel pomeriggio, la riflessione dell’assistente unitario, don Orazio Barbarino, rettore del santuario SS Cuore di Acireale. Partendo dai contenuti espressi da don Paglia – definiti “una ventata di giovinezza”, ha parlato degli anni presenti, difficili, e impossibili da percorrere se non motivati da un’autentica speranza. Occorre impegnarsi, ma avere dentro un grande progetto. Molto può fare l’AC, definita come “una grazia che ha una missione storica”. Per andare avanti occorre esercitare la capacità di saper leggere la storia e guardare al passato, proprio come ci viene indicato dalla stessa Sacra Scrittura. Oggi, purtroppo, si vive “il tempo della dimenticanza”. Se alla fine della Seconda guerra mondiale era divenuto celebre il detto “Mai più”, oggi quella frase sembra accantonata. Si sta tornando a pensare la guerra come un fatto inevitabile per risolvere i problemi: sembra che in questi decenni, non si sia riusciti a “fare memoria” – non in senso statico, ma nel senso di un evento che ha sempre bisogno di essere richiamato alla mente. Il concetto di memoria, tipico della cultura ebraica, non si limita a un semplice ricordare, ma comporta il vivere nel presente un evento del passato: come la Messa, che è un memoriale. Si tratta, perciò, di ricordare non un personaggio storico passato sulla terra, ma Cristo stesso, che ha assicurato la sua presenza non solo agli apostoli, ma a ciascuno di noi.

Le giornate, sicuramente stimolanti, hanno visto nella conclusione la celebrazione dell’anniversario di quarant’anni di matrimonio della presidente Cetta Vecchio e di Carmelo Agostino. La circostanza ha reso l’atmosfera, già cordiale, ancora più gioiosa ed intima.



